venerdì 21 dicembre 2007

Tocci: Finanziaria: non piove, grandina

FINANZIARIA: NON PIOVE, GRANDINA

Le finanziarie non portano bene alla ricerca. L'anno scorso pioveva. Quest'anno grandina. Si era sperato in una schiarita con il patto di agosto tra ministero dell'Economia e della Ricerca che prevedeva cospicui aumenti dei finanziamenti da allocare secondo rigorose valutazioni del merito scientifico. La promessa non è stata mantenuta, anzi è accaduto esattamente il contrario. Veniamo ai fatti.


1. L'aumento inesistente

Avrete letto nei giornali di un aumento di 550 milioni per il fondo dell'università del 2008. Molti avranno pensato che la differenza positiva fosse riferita al 2007, ma non è così.

Infatti la finanziaria precedente, oltre a fissare lo stanziamento per il 2007 in 7126 milioni di euro stabilì anche al più basso livello di 6908 milioni la previsione per il 2008. L'aumento annunciato sulla stampa viene calcolato rispetto a quest'ultima cifra, quindi una sua parte, 216 milioni di euro, deve essere spesa per riportare lo stanziamento alla somma attuale e l'aumento si riduce a 334 milioni. Ma poi è arrivato il ciclone dei camionisti, che hanno strappato nuovi contributi pubblici sottratti in parte, circa 90 milioni, all'università. Si arriva così a 244. Per evitare di allocare anche tale somma secondo il merito si è stabilito un vincolo inusuale di destinazione per 205 milioni all'aumento dei contratti del personale non docente. Ma nel 2008 ci saranno anche lo scatto biennale e la rivalutazione Istat per il personale docente, per almeno centinaia di milioni, e si arriva così ad azzerare l'aumento annunciato, anzi in realtà si va indietro. In altre parole, se confrontato con il 2007 lo stanziamento della finanziaria 2008 non riesce neppure a coprire l'aumento del costo del personale, senza contare comunque i costi generali di inflazione.

Tutto ciò viene attuato mediante l'istituzione di nuovi fondi e decreti interministeriali che richiederanno nuove procedure di spesa e quindi allungheranno i tempi e produrranno contenziosi interpretativi. Pur non aumentando i fondi il ministero dell'Economia ha ottenuto poteri di decretazione sulla ripartizione di una quota di FFO e il Miur si è fatto commissariare. Non vi sto ad annoiare con i dettagli tecnici, la realtà è che mentre mancano i soldi, abbondano in compenso le norme inutili e dannose. Ovviamente i ragionieri di via Venti Settembre continueranno a sostenere a ragione che c'è stato un aumento rispetto alla previsione del 2008, ma per le persone normali l'aumento di solito si intende rispetto all'anno precedente e in questa accezione purtroppo non esiste. L'unica fonte di finanziamento è determinata dai risparmi provenienti dall'abolizione del triennio dei fuori ruolo. Poteva essere un provvedimento positivo per aiutare il ringiovanimento dei ranghi, ma in queste condizioni rischia di andare a coprire i deficit dei bilanci.

E' andata un po' meglio per l'abolizione del ridicolo taglio alle spese intermedie delle università e per il budget degli enti di ricerca, aumentato di 80 milioni, anche se aveva però subito una diminuzione di 40 milioni nel 2007, secondo l'incomprensibile politica di bilancio fatta di una schizofrenica successione di tagli e integrazioni da un mese all'altro.

Anche i soldi già stanziati, però, sono a volte di fatto improduttivi. Era stato annunciata con squilli di tromba la novità del fondo First per la ricerca, con un miliardo di euro in tre anni, e ad oggi si è vista solo una quota di circa 100 milioni per il bando Prin, arrivato con quasi un anno di ritardo.

Questa ricostruzione dei fatti dimostra che è clamorosamente fallito il patto d'agosto, il quale prevedeva risorse aggiuntive (rispetto a che cosa? Qui è l'equivoco) da distribuire rigorosamente secondo il merito. Doveva essere la legislatura della rivoluzione meritocratica nell'università italiana, e invece anche la seconda finanziaria conferma stancamente la spesa storica con il suo carico di squilibri, di arbitrarietà e di disprezzo del merito che si è accumulato nei decenni passati. L'istituzione dell'ANVUR, annunciata in pompa magna e non ancora attuata, è servita finora come foglia di fico per coprire l'assenza di una vera politica di valutazione. L'insuccesso non è in un dettaglio, ma nel cuore del programma presentato agli elettori


2. La grandine dei finanziamenti discrezionali

C'è poi un aggravante. Nel corso del dibattito parlamentare sono stati assegnati tanti finanziamenti riservati a singoli enti, a volte anche meritevoli, senza che ci sia stata alcuna valutazione oggettiva, ma solo in base a discrezionalità politica. E' un elenco impressionante.

Alle scuole superiori e all'IMT di Lucca sono stati dati 11 milioni, all'università di Urbino 5 milioni, altri stanziamenti sono finiti al consorzio di biotecnologie Cengie di Napoli e a quello romano di ricerca sul cervello Ebri, altri ancora sono stati destinati alla creazione di una nuova facoltà di ingegneria nel polo di Erzelli a Genova. Sono tutte iniziative meritevoli che avrebbero probabilmente ottenuto finanziamenti anche maggiori se si fosse seguita la strada maestra dei bandi pubblici e della valutazione con metodi trasparenti. Per quanto ne posso sapere l'istituto di Lucca si è sottratto all'influenza nefasta di Marcello Pera ed è diventato una seria scuola di dottorato, così il consorzio napoletano è un ottima rete di ricerca di livello internazionale e lo stesso vale per le iniziative dell'Ebri e di Erzelli. Ma dovrebbe contare zero sia il mio parere sia quello di altri parlamentari. In un paese normale ci dovrebbe essere una rilevazione oggettiva dei meriti e tramite bandi pubblici si dovrebbe dare la possibilità di essere messi alla prova anche ad altri soggetti, che magari hanno meriti scientifici uguali o superiori, ma non hanno il privilegio di essere sponsorizzati dai parlamentari.

Ci sono poi iniziative estemporanee come il finanziamento di ricerche sul principio di precauzione. Sarebbe molto importante in Italia approfondire lo studio delle relazioni tra scienza e società, ma in assenza di una chiara programmazione in materia tutto si ridurrà al finanziamento di questa o quella associazione miracolata da qualche protezione politica.

Curioso è poi il finanziamento di 10 milioni alle fondazioni bancarie, le quali certamente non si possono definire istituzioni povere. E' motivato dall'esigenza di incentivarle ad investire in ricerca di base, attività che già svolgono, anzi sono il secondo finanziatore della ricerca italiana dopo lo Stato, e quindi semmai altri dovrebbero essere i soggetti da sollecitare in quella direzione. Poi è davvero insopportabile questa triangolazione che si ripete ogni volta per dare soldi alla ricerca. L'unica cosa buona che abbiamo in Italia sono i ricercatori, questo ci dicono gli osservatori internazionali, ma fatichiamo a finanziarli direttamente con semplici metodi di peer review e cerchiamo sempre un metodo indiretto, una volta passando per le imprese e adesso anche per le fondazioni.

Infine, ci sono i veri e propri clientelismi. Con dolore ho visto riapparire la mancia all'istituto Monnet di Caserta che avevo contestato duramente ai tempi della Moratti. E' frutto del ricatto perpetrato in sede di voto di fiducia dal senatore Manzione, insieme alla squadretta di sedicenti liberaldemocratici guidata da Lamberto Dini, il quale si è detto scandalizzato dell'aumento di spesa prodotto dalla Camera facendo finta al tempo stesso di non vedere i favori distribuiti dai suoi adepti.

E poi non poteva mancare l'approvazione dell'emendamento del senatore Vegas, ex sottosegretario del governo Berlusconi, il quale ha scritto le finanziarie degli anni passati e forse, memore dei tagli a suo tempo operati all'università, ha pensato di farsi perdonare regalando tre milioni di euro agli atenei, purché siano stranieri. Questa volta ha pensato bene anche di alleggerire le procedure burocratiche, per cui per accedere al fondo basterà fare domanda, chi prima arriva prende i soldi, e non sarà necessario sottoporsi ad alcuna procedura di accreditamento, né essere tenuti al rispetto dei requisiti minimi e tanto meno ai criteri dell'offerta formativa recentemente approvati. Per fare un esempio a caso, l'università di Malta promossa da Vincenzo Scotti, l'ex-ministro del pentapartito degli anni Ottanta, potrebbe fare domanda senza essere tenuta al rispetto delle regole che pure valgono per le università italiane.

La debolezza politica del ministero dell'università ha lasciato campo libero a tutte le scorribande di gruppi di pressione. L'assenza di una forte politica di valutazione ha suonato come un tana libera tutti per le iniziative più discrezionali, sia le buone sia le cattive. Una volta presa questa strada sarà più difficile fermarsi, e nei prossimi provvedimenti altri cercheranno di inserire nuove iniziative particolari e sarà sempre più difficile impedirle.

Uno scienziato mio amico ha detto con un'amara battuta che siamo entrati davvero nella società della conoscenza, dove appunto bisogna conoscere qualcuno per ottenere i finanziamenti.

Non c'è quindi solo la pioggia di tagli come l'anno passato, ma c'è dell'altro, c'è una grandinata di iniziative discrezionali. E' la sconfitta dell'ipotesi di riforma che tante speranze aveva suscitato all'avvento del governo Prodi.

Non sono riusciti ad impedirla neppure quelli più convinti di quella riforma. Sono solo riusciti a frenare alcuni eccessi, come la tentata ope legis per i ricercatori degli enti e dell'università.


3. Stabilizzazioni o concorsi
L'articolo della finanziaria che stabilizzava, come si dice con orribile neologismo normativo, i contratti della pubblica amministrazione era scritto in modo ambiguo e poteva estendersi anche ad enti ed atenei. Siamo riusciti ad impedirlo con un apposito emendamento, a firma Ghizzoni e il sottoscritto, e questo ci ha procurato gli strali delle associazioni dei precari.

Devo premettere che considero il florilegio di contratti e assegni come il problema più grave della ricerca italiana, una condizione quasi servile di tanti lavoratori della conoscenza, la causa principale della debolezza delle strutture pubbliche scivolate in tal modo nella china di un pericoloso invecchiamento, uno spreco gravissimo delle migliori energie intellettuali di un'intera generazione. Detto questo, penso che una sanatoria, anche camuffata, darebbe il colpo finale ad una situazione già molto grave, aprirebbe un processo ingovernabile e introdurrebbe nuovi squilibri. Abbiamo già pagato un prezzo terribile per la sanatoria del 1980, sarebbe crudele ripeterla oggi. Quando usciremo dalla coazione a ripetere i peggiori difetti nazionali?

La soluzione consiste in normali concorsi pubblici finalizzati a promuovere davvero i meritevoli, asciugando gradualmente un'area di persone grande quanto quella dei professori di ruolo. Non si troverà mai nei miei comunicati precedenti una cosa diversa da questa, non ho mai promesso una sanatoria, a differenza di tanti miei colleghi, mi sono sempre impegnato per riaprire le porte ai giovani solo tramite concorsi pubblici.

Il paradosso della situazione è che sono già disponibili nella finanziaria in vigore quasi 200 milioni di euro nel triennio 2007-9 per incentivare i concorsi negli enti e nelle università e di tale somma non è stato speso fino ad oggi neppure un euro. Certo, capisco anche le proteste di assegnisti e contrattisti, i quali non vedono avviarsi soluzioni attraverso la via maestra dei concorsi e si sentono di conseguenza offesi dal nostro emendamento che impedisce anche la via della stabilizzazione. Infatti, mi vado convincendo della impossibilità di emendare i provvedimenti del governo, poiché nel tentativo di correggerli si finisce per assumere responsabilità che dipendono invece da inadempienze inaccettabili e incomprensibili. La quota dello stanziamento del 2007 finalizzato alle assunzioni, 20 milioni di euro per i ricercatori universitari e 7,5 milioni per quelli degli enti, alla fine dell'anno non ha ancora prodotto bandi di concorso e una parte andrà addirittura in residui passivi. L'errore è stato di condizionare in via di fatto quei finanziamenti alla stesura di un nuovo regolamento, la cui approvazione ha impegnato un anno intero, ma ora finalmente tutto è pronto per partire.

Anche in questo caso, però, i fondi per le assunzioni sono stati ripartiti tra i singoli atenei ricorrendo ad algoritmi piuttosto complicati, ma comunque fortemente condizionati dalla spesa storica, a conferma che nell'allocazione delle risorse la valutazione proprio non è di casa. E' stato approvato il nostro emendamento volto a garantire una seria valutazione dei risultati raggiunti dopo tre anni dall'assunzione, verifica svolta oggi in modo poco serio, cancellando il finanziamento a quell'ateneo che avrà promosso una persona non meritevole. E' un criterio mirato a incentivare concorsi trasparenti e a dissuadere comportamenti negativi per i quali finirebbe per pagare un prezzo il dipartimento responsabile. Non si capisce perché il ministero stia facendo di tutto per cancellare tale norma.

In ogni caso ora si possono svolgere i concorsi per i ricercatori, non solo quelli finanziati dal ministero, ma anche quelli ordinari. A tal proposito abbiamo tentato invano di convincere il governo a rimuovere gli assurdi coefficienti di blocco parziale del turnover, ma non abbiamo avuto ascolto. Ci sono centri di ricerca che ormai acquisiscono all'esterno gran parte delle risorse, fino a dieci volte il trasferimento statale, eppure sono costretti al blocco pur avendo piena disponibilità di fondi propri. Non solo lo Stato paga sempre di meno e costringe ad arrangiarsi con altri finanziamenti, ma nonostante la piccola quota di fondi erogati pretende di fissare la complessiva politica delle assunzioni, riuscendo in tal modo a prendere il peggio sia del modello aziendalistico sia di quello burocratico. Non siamo riusciti a cancellare queste assurde regole, né a convincere il governo a fare presto per i concorsi.

Riconosco, quindi, nove ragioni su dieci ai miei giovani critici, a cominciare dalla mancanza di serie opportunità per vedere riconosciuti i propri meriti. Con altrettanta sincerità devo rispondere ai molti messaggi di protesta ricevuti: non sono d'accordo con chi dice 'abbiamo vinto una procedura di evidenza pubblica per l'assegno e quindi si è già fatto un concorso', perché ci deve essere un momento di verifica dei risultati raggiunti prima di diventare ricercatore. E non vale neppure l'argomento secondo cui la norma delle stabilizzazioni avrebbe comunque attivato procedure di valutazione di merito, poiché anche ammesso che così fosse stato, quelle si sarebbero applicate solo a chi si trovava in determinate condizioni, rapporti di lavoro triennali e particolari figure contrattuali, mentre un concorso veramente pubblico deve consentire a tutti, anche a chi è andato all'estero o non ha goduto di quella coincidenza temporale, di misurarsi in un confronto comparativo.

Non si può sostenere, come mi è capitato di leggere in alcuni messaggi, che i concorsi sono viziati dai così detti baroni e i contratti invece sono stati affidati tutti in base al merito. Sono gli stessi professori, nel bene e nel male, a decidere sia per gli uni sia per gli altri.

Il concorso non è garanzia di trasparenza e su questo posso essere d'accordo, ma certo le cose non migliorano se si assume senza concorso. O meglio, sarebbe forse utile cominciare a pensare ad accessi senza i concorsi, però allora deve cambiare radicalmente la regola di finanziamento, senza assicurare fondi pubblici ai diversi atenei secondo la spesa storica, ma soltanto su base realmente competitiva. In attesa di questo nuovo approccio il concorso rimane un principio che conferisce credibilità delle istituzioni, anche al di la della sua reale efficacia. E in questo momento per l'università italiana ciò che serve, perfino più dei soldi, è proprio la credibilità. Auguro a tanti giovani meritevoli di diventare ricercatori in istituzioni universitarie di indiscutibile credibilità, ne sentiranno il vantaggio per tutta la loro carriera scientifica.


4. Qualche buona notizia
Per finire alcune cose positive in modo da tirarci su l'umore. E' stato approvato l'aumento dell'assegno per i giovani ricercatori. Siamo contenti per loro e c'è da mangiarsi le mani per il solito autolesionismo del centrosinistra. Abbiamo infatti aspettato un emendamento dell'opposizione per ricordarci di un impegno già preso nel programma di governo.

E' anche molto positiva la riserva introdotta nei bandi per i finanziamenti dei giovani ricercatori, i quali potranno gestire in piena autonomia progetti di accertato valore scientifico. Purtroppo alcuni elementi tecnici della norma sono difettosi e forse creeranno problemi in fase attuativa. Il nostro emendamento correttivo non è stato neppure preso in considerazione.

Inoltre, anche se non c'entra con la finanziaria, siamo molto soddisfatti delle nomine per gli enti, forse la pagina migliore del Miur: all'Inaf è stato nominato presidente Tommaso Maccacaro, uno dei migliori scienziati italiani, e anche per il Cnr si profila una scelta positiva tra una terna di ottimi scienziati: Luciano Maiani, Francesco Profumo e Riccardo Cortese.

Anche all'Enea Presidente e Consiglio di Amministrazione hanno deciso di sostituire il direttore dell'ancien regime e spero proprio che non vi siano influenze politiche nella nomina del nuovo direttore, e anzi il consiglio di amministrazione sia lasciato libero di scegliere una persona efficiente, uno che gira il mondo, non le segreterie dei partiti, magari non vicino alla pensione, un esperto autorevole di sviluppo sostenibile e di innovazione, non un passacarte. Servirebbe una persona così per restituire autorevolezza e prestigio ad un Ente come l'Enea di cui l'Italia ha tanto bisogno.

Meno entusiasmanti le nomine del ministero della Sanità: all'Istituto Superiore di Sanità è stato confermato Enrico Garaci che ricopre ruoli presidenziali da una ventina d'anni e non si è mai segnalato come un appassionato sostenitore del sistema del peer review nella distribuzione dei finanziamenti.

Inoltre, se considerata in generale la finanziaria 2008 è certamente positiva per l'economia nazionale e porta a segno svolte importanti nel recupero dell'evasione fiscale, nella salvaguardia dei ceti più deboli e in alcune modernizzazioni come quella dei trasporti. Si è impressa una svolta rigorosa nella politica di bilancio, arrestando la dinamica di spreco della spesa pubblica e rientrando negli obiettivi europei. Per la prima volta dopo tanti anni la finanziaria non chiede ulteriori sacrifici, ma comincia a restituire qualcosa ai cittadini. Si è impressa una svolta rigorosa nella politica di bilancio, arrestando la dinamica di spreco della spesa pubblica e rientrando negli obiettivi europei. Per la prima volta dopo tanti anni la finanziaria non chiede ulteriori sacrifici, ma comincia a restituire qualcosa ai cittadini. E poi il governo è animato da brave persone e il presidente Prodi compie miracoli per tenere la rotta in mezzo a scogli quasi quotidiani. Non dobbiamo mai dimenticare che l'instabilità è frutto di una legge elettorale voluta da Berlusconi per rendere ingovernabile il Paese e quindi dobbiamo evitare di riconsegnarlo alle sue cure letali.


5. La forza delle minoranze

Avrei preferito raccontarvi misure altrettanto positive per l'università e la ricerca, ma francamente non ve ne sono. Mi costa tanto riconoscerlo, ma penso che sia più utile dire la verità che infiorettarla con il politichese. Sono convinto che in questi tempi difficili per il Paese è prezioso per ciascuno di noi dire le cose che non vanno all'interno del proprio ambiente, evitando di chiudersi a riccio a difesa delle caste, delle corporazioni e degli interessi costituiti.

Vi ho detto con franchezza tutti gli errori compiuti dal ceto politico, di cui sono membro, nei confronti dell'università e della ricerca e spero siano in tanti fare altrettanto. Ad esempio, mi attendo che i professori in gamba contrastino le malefatte dei colleghi poco virtuosi, senza farsi condizionare da una malintesa solidarietà accademica. Sarebbe utile se all'interno dei sindacati si mettessero in discussione scelte non sempre rigorose verso il riconoscimento dei meriti. Sarebbe una novità assoluta se dal mondo imprenditoriale il riconoscimento delle proprie debolezze nella ricerca prevalesse sulla boria antiaccademica. E così via.

L'ultimo mentore nazionale, Giuseppe De Rita, ha celebrato recentemente la forza delle minoranze come unica forma di vitalità italiana. Forse ha ragione, ma con un chiarimento. Ci sono minoranze negative - come quelle dei camionisti, del senatore Manzione e dei professori nepotisti - perché impongono i propri privilegi di casta contro il bene comune. E poi ci sono le minoranze positive proprio perché al contrario mettono in discussione la propria casta per favorire il bene comune.

Si facciano sentire allora queste minoranze all'interno di ciascun gruppo sociale, si rompano le solidarietà di corporazione, si sgretolino le appartenenze degli apparati, si sottoponga alla critica corrosiva qualsiasi retorica autoreferenziale. Si facciano sentire le minoranze positive ovunque siano collocate. Speriamo almeno per questa via di far diventare maggioritaria la vera riforma dell'università e della ricerca.

Buone feste a tutti

Walter Tocci