= Dopo gli interventi di Susan George (Pisa), Marco Benvenuti (Firenze), Maurizio Persico (Pisa), Tommaso Greco (Pisa), Andrea Celli (Padova) e Michele Maggi(Firenze), riportiamo piu' sotto l'intervento di Giovanna Campani dell'Universita' di Firenze.
Per leggere tutti i precedenti interventi cliccare:
= Segnaliamo su CorriereUniv.it (30 maggio 2009): "Dieci domande sullíUniversita'":
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Da Giovanna Campani dell'Universita' di Firenze:
"Cari colleghi,
un commento brevissimo. Condivido al 100% quello che ha scritto Susan George. Le sue considerazioni sono quelle che faccio io ogni volta che rientro da periodi di soggiorno di studio e di lavoro non in Universita' prestigiose come Harvard, ma, per esempio, in Universita' canadesi, svedesi ed anche in Universita' spagnole, dove e' possibile lavorare a dei progetti culturali collettivi e non essere spettatori della difesa del proprio "particulare", della parrocchietta, del feudo di ogni professore. Dico questo, senza negare per nulla che nell'Universita' italiana esistano delle intelligenze individuali eccellenti. Ma l'istituzione -nel suo complesso- e', purtroppo, quello che ha detto l'ambasciatore statunitense Spogli, nel suo discorso di commiato all'Italia: ovvero una tragedia nazionale.
Al collega Michele Maggi: se i professori universitari non hanno reagito alle campagne denigratorie, certamente indifferenziate, non e' forse perche' sono parte e in parte complici -non foss'altro per aver sempre taciuto- di un sistema corrotto indecente? Ma se in ogni concorso si sa gia' il vincitore! Non lo sappiamo da anni? Non lo sappiamo da anni quando ricevevamo quelle indecenti mail...vai a votare quello, quello quello, per formare le commissioni? Perche' non abbiamo mai detto niente? Quanti meritevoli abbiamo visto escludere per fare entrare il pupillo dell'ordinario, meno bravo, meno brillante...ed abbiamo taciuto? Ma se, nei concorsi, il merito e', al limite, uno dei criteri, ma nemmeno il prioritario, di solito, come raccontano tutti i giovani brillanti che sono dovuti andare all'estero a fare la loro carriera! Ma se davvero entrano i figli e le amanti (purtroppo!) (le amanti, gli amanti ancora no, per fortuna, perche' le donne hanno troppo poco potere nell'Universita')! Ma se i dottorandi sono ridotti spesso a portaborse, grazie a un sistema che non ha equivalente in nessun altro paese d'Europa! Ma se si inventano le piu' incredibili regole burocratiche perche' nei concosi locali non vi sia la peggiore cooptazione -abilitazioni nazionali, ecc...- Anche questo (pure l'ANDU mi sembra ha proposto un sistema infallibile per evitare la cooptazione locale): ma scusate un attimo...in molti paesi europei (la Svezia per esempio), i concorsi sono solo locali, eppure, chissa' perche', si sceglie il candidato in base al merito e/o al progetto culturale complessivo dell'Universita'. Non verrebbe nemmeno in testa al collega svedese di escludere il miglior concorrente per quel posto anche se c'e' il suo "pupillo", suo figlio o la sua amante che concorrono, perche' l'obiettivo per quel professore svedese e' un'Universita' di qualita', una buona offerta per gli studenti, avere un candidato che possa apportare qualcosa di importante, abbia un buon progetto, sia nelle reti internazionali, ottenga contratti di ricerca con le diverse fondazioni o istituzioni o la Commissione Europea...tutti criteri che non mi pare vadano per la maggiore in Italia, dove, prima di questi criteri (che magari un po' contano pure), ne vengono altri -e purtroppo anche alcuni
che hanno piu' a che vedere col familismo amorale che con il destino futuro dell'Universita'.
Puo' darsi che tutto questo degrado sia avvenuto perche' l'Universita' italiana e' sempre stata sottofinanziata e quindi i professori abbiano cercato di arraffare quello che potevano in un sistema senza risorse...Chissa': credo che varrebbe davvero la pena di fare una ricerca sugli universitari e sull'Universita'. Cercare di capire perche' le cose sono andate cosi'...Credo anzi, che questo andrebbe fatto al piu' presto...
A proposito della ricerca, minacciata dalla aziendalizzazione, secondo Maggi: purtroppo o per fortuna, da anni ormai, almeno nelle mie materie, se si vuole fare un minimo di ricerca finanziata decentemente -potendo cioe' sostenere dei giovani ricercatori, fare lavoro di campo...ecc...(e se non si fa parte di clientele politiche), bisogna rivolgersi all'Europa...ai progetti europei...non sono certo i quattro soldi che da il MIUR che permettono di fare ricerca...E purtroppo o per fortuna, presentare progetti di ricerca richiede competenze tecniche a vari livelli, oltre che genialita'...Richiedere che i professori abbiano queste competenze tecniche (e linguistiche...ma si puo' davvero essere professore universitario oggi senza sapere un paio di lingue). E, sulla valutazione della ricerca, l'Europa ha stabilito tutta una serei di criteri che sono, a mio modesto parere, interessanti, e che potrebbero benissimo essere applicati anche in Italia, ma che i professori italiani (la maggior parte degli ordinari delle umanistiche non ha nemmeno un dottorato di ricerca) sembrano ignorare.
Per concludere -o si parte dalle enormi responsabilita' dell'accademia italiana, o c'e' un impegno a finirla con la corruzione o sara' difficile reagire a qualsiasi attacco.
Saluti
Giovanna Campani
Universita' di Firenze"

